I Vangeli: alle origini del Lavoro su di Sé
Avendo
iniziato da qualche mese a tenere insieme alla mia collega Linda Molin corsi e
seminari dedicati ai Vangeli, intesi come manuale di lavoro su di sé, ho potuto
notare una cosa interessante. Tutte e dico tutte le persone che hanno avuto modo
di frequentare una o due di queste lezioni si sono innamorate definitivamente
del messaggio evangelico e della pratica di vita sia esteriore che interiore
cui esso fa riferimento. Accade però che chi non ha ancora avuto la possibilità
di frequentare, e dunque di toccare con mano di cosa trattino veramente i
nostri corsi, mostri di essere spesso prevenuto e di non riuscire a farsi un’idea
chiara riguardo a ciò che lo aspetta. Se le nostre attività si chiamassero
“Yoga”, “Meditazione trascendentale”, “Corso di Risveglio”, “Medicina
alternativa” e così via, non ci sarebbero problemi. Questi brand, si
sono imposti da tempo sulla scena del “supermercato” spirituale; i “consumatori”,
è noto, si sentono rassicurati dai prodotti che espongono marchi già noti.
Quando invece vedono un titolo nuovo, e che in più contiene la parola
“Vangelo”, arretrano alla stregua di antilopi sospettose. Finché non hanno modo
di provare di persona, non comprendono di cosa tratti un corso dedicato al
testo cardine della cultura occidentale; soprattutto, il loro inconscio
traumatizzato rievoca tragici eventi del passato: l’aver dovuto, bambini,
accompagnare la nonna a messa; l’essersi sentiti dire, sulle soglie
dell’adolescenza, che Gesù li avrebbe scrutati dall’alto dei cieli con aria
contrariata durante le loro sessioni di autoerotismo.
Scherzi
a parte…
Questo
post ha lo scopo di spiegare a chi ancora non ci conosce cos’è un corso di
lavoro su di sé basato sui Vangeli; perché ciò non ha nulla a che vedere con
una lettura dogmatica e moralistica di questi ultimi; perché se siete
interessati alla spiritualità, all’evoluzione personale, alla crescita
interiore o come cavolo volete chiamarla, non potete fare a meno di conoscere i
Vangeli.
Partirò
dall’ultimo punto.
Perché
è necessario conoscere i Vangeli?
Semplice.
Perché qualunque pratica di lavoro su di sé o di auto-miglioramento attualmente
conosciuta in occidente ha origine dagli insegnamenti contenuti nei Vangeli o
trova in essi il suo compimento. Dalla psicanalisi alla meditazione; dalle
terapie essene alla gurdjieffiana Quarta Via; dal Reality Transurfing ai
manuali in stile americano su come diventare seduttori perfetti, investitori di
successo, leader-di-se-stessi, eccetera, passando per il filone The
Secret e la miracolosa (!) Legge dell’Attrazione. Tutto ciò che tali
manuali, pratiche, discipline possono insegnarvi è racchiuso nei versetti dei
Vangeli. Se imparerete a leggere e interpretare correttamente il Nuovo
Testamento, scoprirete che grazie a un testo che potete acquistare per il costo
di un euro e cinquanta centesimi, potete comprendere nel modo più chiaro,
autentico e approfondito tutti i principi essenziali relativi all’evoluzione
della coscienza e alla struttura metafisica del mondo. Scoprirete che in poche
e apparentemente enigmatiche frasi di Gesù di Nazareth sono racchiuse verità
sull’essere umano che a stento volumi e volumi di psicologia o di esoterismo
saprebbero riassumere in modo tanto perfetto e sintetico. Se imparerete a
trascendere il significato letterale e in apparenza morale dell’insegnamento
dei Vangeli avrete accesso diretto a tutta la conoscenza di cui avete bisogno
per realizzarvi interiormente, e non solo. Sarete finalmente liberi dal dover
inseguire il relatore di turno, l’ennesima corrente spirituale, l’ultima
meditazione alla moda. Un ultimo motivo per cui è essenziale fare riferimento
ai Vangeli è che essi propongono una Via per la realizzazione spirituale adatta
all’uomo occidentale. Come spiegherò più avanti, le Vie Orientali che in
passato hanno avuto tanto successo, oscurando la nostra propria tradizione
spirituale, predicano un distacco dalla vita materiale e dalle sue esigenze che
finisce con l’essere inconciliabile con lo stile di vita occidentale. La Via Evangelica
al contrario è una via che sposa vita spirituale e vita terrena e pertanto
permette di portare la crescita interiore in tutti gli aspetti più mondani e
“carnali” dell’ esistenza.
Perché
il senso ultimo dei Vangeli non ha nulla a che vedere con un insieme di
precetti morali o con l’affermazione di verità dogmatiche?
Se
si è in grado di leggere correttamente i Vangeli è possibile incontrarne il
senso mistico o spirituale. Al livello più profondo – e ciò non è rinnegato
nemmeno dai teologi della tradizione cattolica- le Scritture non descrivono più
fatti storici o indicazioni morali, magari sottese dalla minaccia di eventuali
punizioni ultra-terrene. Essi descrivono nel modo più semplice la struttura
oggettiva dell’essere e della coscienza. A questo livello ogni affermazione di
Gesù e ogni episodio riportato nei Vangeli, ha la valenza di un enunciato
matematico, di una legge di fisica che descrive il mondo per come è realmente.
Comprendiamo infine che Gesù non consiglia, non ammonisce, non minaccia, ma si
limita a descrivere. Prendiamo ad esempio l’affermazione: «Se voi infatti perdonerete agli uomini le
loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non
perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» - (Mt 6, 14-15). Gesù non dice, come
potrebbe apparire, che per qualche capriccio di un Dio dispotico noi siamo
obbligati a perdonare chi ci ha fatto del male, altrimenti saremo puniti come
bambini disobbedienti. Egli sta solo enunciando una legge della coscienza: se
io continuo a provare rabbia, cioè se non perdono, questa rabbia mi impedirà di
percepire la bellezza e l’amore che l’esistenza (nel linguaggio evangelico: il
Padre) mi riserva. Guarda caso, è esattamente ciò che afferma la Legge
dell’Attrazione: la qualità della mia vita e la possibilità di ottenere ciò che
voglio dipendono dal mio stato interiore.
Un
altro esempio. La grande discussione tra credenti, atei, scettici e
“dietrologisti” della storia di vario tipo (oggi le persone hanno davvero
troppo tempo libero!) verte di solito sull’effettiva verità degli eventi
riportati nei Vangeli. Gesù è realmente esistito? Era chi diceva di essere?
Davvero è morto sulla croce ed è risorto il terzo giorno?
La vera
risposta è: chi se ne frega! Perché se mi accorgo che la morte in croce di Gesù
e la sua resurrezione è un simbolo che mi permette di accedere a un processo di
trasformazione interiore; se comprendo che tale processo altro non è se non la
dis-identificazione dai limiti della mia personalità (morte) e la conseguente
realizzazione del Sé, ovvero dell’integrità psichica originaria (resurrezione);
se comprendo che i Vangeli contengono le istruzioni esatte su come svolgere,
passo dopo passo, questo processo; bene, ecco che allora la questione della
loro verità storica perde di senso. Semplicemente essi descrivono un processo
di guarigione interiore oggettivo, di cui posso fare esperienza concreta.
Cos’è
un corso di Lavoro su di Sé basato sui Vangeli?
In
pratica abbiamo già risposto. I Vangeli descrivono per mezzo di figure
simboliche un processo di trasformazione e di guarigione interiore e in più
forniscono le indicazioni pratiche che è necessario attuare per iniziare e
portare a termine tale processo.
Nell’ambito
delle nostre lezioni dunque lavoriamo a due livelli: da un lato forniamo le
chiavi di lettura per estrapolare il senso profondo dei versetti evangelici e
ricavarne una comprensione sul piano concettuale del lavoro che deve essere
svolto. Dall’altro mostriamo quali sono le indicazioni pratiche in cui il
lavoro consiste e le trasponiamo in esercizi veri e propri che vengono
sperimentati a lezione e poi assegnati come pratiche quotidiane da svolgere
individualmente tra un incontro e un altro. La realizzazione interiore
insegnata da Gesù non ha nulla di astratto, è una vera e propria performance
interiore che può essere ottenuta solo con l’esercizio costante, proprio come
avviene nella pratica di uno sport o nello studio di uno strumento musicale.
Concludendo:
in cosa consiste questo processo di trasformazione interiore che vogliamo
realizzare per mezzo dei Vangeli e a chi dovrebbe interessare un simile lavoro
su di sé?
Semplice:
i Vangeli descrivono un processo di guarigione e il lavoro che permette di
realizzarlo dovrebbe interessare chiunque, poiché tutti soffriamo della
malattia che Gesù insegna a curare. Guarire da questa malattia dovrebbe essere
la prima e la sola priorità nella vita di tutti noi.
Il
messaggio di Gesù può essere interamente riassunto con Luca 17, 21:
«…ecco
il Regno di Dio è già in mezzo a voi!»
Il Regno
di Dio è l’espressione evangelica che designa uno stato di felicità piena,
paradisiaca appunto; uno stato di serenità e di pienezza che non può più essere
turbato da nulla. Prefigurando ( e per molti versi ancora superando) le
scoperte della psicologia con un anticipo di duemila anni Gesù rivela che tutti
noi siamo nati in questo stato, che questo altro non è se non la condizione di
integrità psicologica in cui dimorano i bambini nella fase pre-egoica (l’Eden).
La “caduta” o “peccato originale” di cui si parla nella Genesi descrive in
questo senso il processo di formazione dell’ego o personalità individuale,
processo che passa necessariamente per un’identificazione selettiva con alcuni
aspetti (di solito quelli approvati dai genitori e dal contesto sociale) della
nostra psicologia a discapito di altri. L’individuo guadagna una consapevolezza
di sé come individuo, acquisisce un “io” sociale, ma al prezzo di una frattura
interiore permanente. Gli aspetti di sé che vengono estromessi dalla personalità
sono sospinti nell’inconscio, rifiutati, e tale scissione interiore diviene una
ferita permanente che affligge l’individuo sul piano cognitivo, emotivo e
fisico. Tale frattura interiore, una volta avvenuta e fintanto che non sarà
resa consapevole, sarà proiettata incessantemente all’esterno. Ecco che nasce
quello stato di coscienza distorto, malato, delirante in cui probabilmente tu
che leggi ora ti trovi. Pensi che ora nella realtà che ti circonda ci sia
qualcosa che non va o qualcosa che manca; ritieni che per ciò adesso tu non
possa essere pienamente felice, soddisfatto, appagato. Non ancora, certo. Ma
quando avrai cambiato lavoro, quando avrai trovato il partner giusto, quando
guadagnerai di più, quando farai finalmente questo e quest’altro, allora sì che
le cose andranno meglio. Giusto?
Tutta
la vita diventa allora una corsa all’inseguimento di obiettivi futuri che
dovrebbero porre finalmente le condizioni per la nostra piena e tanto agognata
felicità. Ho azzeccato? Ma non hai notato ormai che queste condizioni o non si
realizzano mai, o una volta realizzate non si dimostrano adeguate o bastevoli a
darti finalmente pace?
Ecco
che qui ci torna utile l’insegnamento evangelico. Il punto non è che ti manca
qualcosa. Il punto non è che nel mondo c’è qualcosa che non va. Il punto è che
sei malato, profondamente malato. Sei vittima di un’illusione delirante. La
felicità non è il risultato del verificarsi di certe condizioni esterne; è solo
l’espressione del tuo normale funzionamento psicofisico. Ma poiché ora il tuo
corpo e la tua mente sono in uno stato di anormalità, poiché sei interiormente
ferito, tu non stai bene, non sei felice. In misura minore o maggiore, stai
soffrendo. Questa sofferenza, proiettata all’esterno, ti fa percepire la realtà
in modo distorto. Ti sembra che qualcosa non vada, che qualcosa manchi. E ciò
innesca un film mentale ossessivo che ti fa sognare e desiderare scenari futuri
in cui, finalmente, quella sofferenza non ci sarà più. La “Redenzione” ovvero
la cura proposta da Gesù è l’unica soluzione possibile: è necessario smettere
di inseguire questo sogno delirante. Dobbiamo svegliarci e fare l’unica cosa
sensata: guardarci dentro e lavorare pazientemente sul nostro corpo, sulle
nostre emozioni e sui nostri schemi mentali fino a che non saremo guariti, finché
la ferita originaria che abbiamo contratto non sarà reintegrata nella nostra
coscienza, amata e sanata. Allora i nostri occhi si apriranno di nuovo e vedremo
ciò che abbiamo dimenticato: che il paradiso è già qui, che la realtà per com’è
adesso è perfetta e che la gioia più piena che noi potessimo sperare non è che
la placida, serena, presa di coscienza della verità.
Solo
allora saremo anche in grado di adoperarci con efficacia per realizzare ciò che
desideriamo all’esterno, i nostri obiettivi; ma non lo faremo più per sopperire
a una mancanza interiore. Saremo felici in ogni momento, e le nostre azioni
saranno il frutto di questa felicità già posseduta e non da guadagnare. Tornare
in uno stato di felicità permanente, tornare nel Regno di Dio è possibile.
Lezione dopo lezione noi non facciamo altro che mostrare le indicazioni che i
Vangeli forniscono per compiere questo ritorno a se stessi, questa guarigione.
Ci
sono cinque indicazioni portanti su cui il lavoro si articola e sono:
1)
Tieni presente che quando vedi qualcosa di sbagliato all’esterno ciò è il
riflesso di questa tua “stortura” interiore che ti impedisce di vedere. Ovvero:
«perché guardi la pagliuzza
che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio
tuo?» (Mt 7, 3).
2)
Distaccati dagli asserti mentali che senza sosta giudicano e misurano la realtà
facendoti poi subire le conseguenze di questo giudizio che ti impedisce di
accogliere la realtà per com’è. Ovvero: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui
giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete
misurati.» (Mt 7, 1-2)
3) Non amare solo gli aspetti di te che hai
già integrato nella tua personalità (il prossimo). Accogli anche le tue
emozioni negative, e in generale gli aspetti di te che sinora hai rifiutato e
che puntualmente, a causa del meccanismo di proiezione, affiorano sotto forma
di situazioni che sembrano turbare continuamente la tua serenità (i nemici e i
persecutori). Ovvero: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e
odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i
vostri persecutori» (Mt 5, 43).
4)
Divieni consapevole degli schemi comportamentali, fisici e persino posturali
che metti in atto involontariamente. Se puoi, fai addirittura l’opposto di ciò
che faresti abitualmente per rendere consapevoli gli aspetti di te che i
comportamenti abituali escludevano (il malvagio). Ovvero: « ma io vi dico di non opporvi al malvagio;
anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a
chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il
mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.»
Mt 5, 39-40
5) Per fare tutto ciò e per poterti trasformare
interiormente devi sviluppare la capacità di essere sempre vigile. Devi
praticare uno stato di presenza attentiva a te stesso, ai tuo gesti, ai tuoi
pensieri, alle tue emozioni, e devi divenire in grado di praticarla costantemente.
Ovvero: «vegliate in ogni momento» (Lc 21, 36).
Tutte queste indicazioni non vanno assunte
in modo generico e semplicemente “pensato”. Non basta conoscerle cioè a livello
intellettuale. Esse devono essere messe in atto per mezzo di specifici esercizi
pratici estremamente accurati che vengono spiegati e assegnati lezione dopo
lezione. In questo tipo di corsi ci avvaliamo della pratica del Ricordo di Sé,
di specifiche forme di meditazione e di preghiera, della recitazione, del ballo
e di molto altro ancora.

Un’ultima
cosa. Voglio precisare, come si sarà capito, che trattare del senso mistico dei
Vangeli, ovvero occuparsi dell’itinerario interiore cui essi alludono, non dice
nulla né contro né a favore della loro assunzione nell’ambito di una scelta
personale di adesione a un credo religioso. La lettura dei vangeli praticata
nei nostri corsi è, in questo senso, laica: essa rispetta cioè l’orientamento
ideologico e religioso di ognuno. Il senso mistico delle Scritture, per quanto
sembri paradossale, torna a riferirsi a eventi psicologici oggettivi; in questo
senso parla di esperienze empiriche accessibili a chiunque. Potete frequentare
con profitto questo tipo di corsi essendo atei, cattolici, buddisti o quello
che vi pare. Lo ripeto: ciò di cui ci occuperemo ha a che vedere con esperienze
oggettive ed è indifferente al vostro orientamento religioso o ideologico.
Vi
lascio gettando per voi un primo seme di rinascita che possa sciogliere almeno
uno dei molti traumi del vostro passato: Gesù ci ha fatto sapere di avere di
meglio da fare che preoccuparsi di cosa fate quando siete soli nella vostra
stanza. Alleluia! Le vostre pratiche autoerotiche sono salve!
Le
lezioni e i seminari sui Vangeli si tengono con cadenza mensile o quindicinale
in diverse città del Veneto e, da febbraio 2016, si terrà anche un corso
mensile a Roma.
Sono
presente anche su facebook (Alessandro Baccaglini).